Osservatorio sulla Specializzazione

L’Osservatorio sulla Specializzazione nasce con l’attuale dirigenza dell’Unione: è la Giunta presieduta dall’Avv. Beniamino Migliucci, che, in piena coerenza con il programma congressuale, decide di dar vita ad una sede “privilegiata” di osservazione, riflessione, confronto e proposta in materia di Specializzazione dell’avvocato penalista.
Ciò non significa ovviamente che l’impegno dell’Unione sul fronte della specializzazione forense nasca oggi. Al contrario possiamo dire, senza timore di autoreferenzialità, che la previsione nella legge professionale della specializzazione forense, ed il successivo regolamento ministeriale (oggi vicino al traguardo), è innanzitutto un merito dell’Unione delle Camere Penali Italiane.
L’Avvocatura generalista, primi fra tutti gli ordini forensi, ha sempre avversato, strenuamente, la previsione di aree di specializzazione in ambito forense: quella stessa avvocatura che non esitava a rivolgersi agli specialisti in presenza di necessità mediche od anche solo nella scelta di un consulente, ostacolava fermamente la possibilità che i cittadini conseguissero il diritto di scegliere un avvocato specializzato.
Quando l’U.C.P.I. ha iniziato a coltivare l’obiettivo della introduzione della specializzazione forense (siamo all’anno 2004 quando il Congresso Ordinario di Bari approvò la mozione proposta in merito dalla Camera Penale di Roma) , il codice deontologico forense contemplava esclusivamente la possibilità che l’avvocato informasse circa le “attività prevalenti svolte”, vietando categoricamente l’informazione circa “specializzazioni”. Con la revisione del 2006 gli unici titoli di specializzazione di cui era ammessa l’informazione erano “i diplomi di specializzazione conseguiti presso gli istituti universitari”; per il resto la dizione di “attività prevalenti svolte” veniva sostituita dalla possibilità di dare informazione circa “i settori di esercizio dell’attività professionale (civile, penale, amministrativo, tributario) e, nell’ambito di questi, eventuali materie di attività prevalente, con il limite di non più di tre materie”. Inutile dire che nulla garantiva circa la competenza e la preparazione tecnica di colui che in tal modo si autodefiniva. Ed anzi il consentire il classico “civile – penale – amministrativo” garantiva, al contrario, la “autocertificazione dell’impossibile” rappresentata come veritiera.
Questo il contesto, questa la cultura e questo, innanzitutto, lo spirito di “conservazione” in cui l’U.C.P.I. si trovò a dover affermare e poi imporre il principio di specializzazione in ambito forense. Conquistare la specializzazione forense significava, e significa, per l’UCPI garantire l’effettività del diritto di difesa e la piena attuazione del giusto processo, laddove non può certo parlarsi di esercizio della difesa e di giustizia del procedimento laddove l’interprete della difesa tecnica non sia massimamente competente, deontologicamente attrezzato e, prima ancora, pienamente consapevole del ruolo di garante della libertà degli individui e delle regole entro il cui recinto si decide della medesima.
Si è trattato e si tratta ancor oggi (atteso che se solide pietre sono state poste, la costruzione è ancora da completare e da presidiare) di una battaglia faticosissima e irta di ostacoli: moltissimi, ad eccezione della associazioni forensi specialistiche (A.I.A.G., A.G.I. e U.N.C.A.T.) sono stati i nemici, interni ed esterni all’avvocatura. Non è un caso che ancor oggi il nuovo codice deontologico forense, approvato in epoca ben successiva alla entrata in vigore della Legge n.247 del 31.12.2012, contenente la Riforma dell’Ordinamento Forense, contempli, oltre alle Specializzazioni, la possibilità di informare circa “i settori di esercizio dell’attività professionale e, nell’ambito di questi, eventuali materie di attività prevalente”, ancor oggi completamente disancorati da qualsivoglia verifica circa non solo la competenza, ma persino l’effettività di esercizio nelle singole materie.
Né è un caso che ancora oggi le Università – con l’appoggio delle associazioni generaliste - diano battaglia per aggiudicarsi la organizzazione e gestione della formazione specialistica, con ciò tentando di ridurla all’ennesimo titolo accademico, privo di contenuto professionale e di formazione al ruolo. L’Unione le ha da tempo anticipate, dando vita, persino prima ancora che la legge professionale giungesse ad approvazione, alla Scuola Nazionale di Formazione Specialistica dell’Avvocato Penalista, oggi giunta alla sua terza edizione. Si è trattato di una scommessa e quella scommessa è stata vinta, con l’inserimento del titolo di Specialista nella legge di ordinamento forense. Ma basterebbe, purtroppo, nulla - oggi che ancora siamo in attesa del regolamento ministeriale di attuazione della Specializzazione Forense - per consentire all’Università di svuotare il titolo di ogni effettività e dunque del significato della battaglia politica per un avvocato penalista adeguato a garantire la difesa e a dare piena attuazione al giusto processo.
Da qui – dalla ancor lunga necessità di un forte impegno – lo stimolo alla costituzione di un Osservatorio sulla Specializzazione, che possa, senza ordine di importanza né tassatività,

 1. Contribuire, con una attenta lettura e riflessione dei dati politici e sociologici inerenti la formazione specialistica dell’avvocato penalista (primo fra tutti all’emanando regolamento sulla specializzazione forense), alla efficacia della iniziativa politica della Giunta e , se del caso, fungerne da stimolo;
 2. Monitorare l’operato delle istituzioni e associazioni forensi sul piano della formazione specialistica, affinchè in alcun modo vengano messe a rischio la natura e le finalità della specializzazione del penalista per come l’UCPI l’ha disegnata e perseguita;
 3. Monitorare, valutare e rappresentare la natura, qualità e quantità della domanda di specializzazione ed, analogamente e per converso, della c.d. “offerta formativa” specialistica, affinchè, da un lato, il sistema formativo specialistico dell’U.C.P.I. sia sempre il più adeguato (e tale sia percepito) a garantire la formazione della competenza tecnica e della consapevolezza del ruolo del difensore, dall’altro, non siano consentiti lo svilimento, o peggio ancora, la “mercificazione” del titolo di specialista, ad opera delle istituzioni, delle associazioni o degli imprese commerciali.
 4. Promuovere la specializzazione del penalista nella società, anche tramite campagne mediatiche, affinchè i cittadini siano consapevoli della diversità delle competenze di ogni singolo avvocato, garantiti circa l’effettività della qualifica spesa dai professionisti e dunque liberi dalla “truffa” delle competenze asserite ed autocertificate.
 5. Costituire il primo momento di raccolta delle problematiche. degli stimoli, delle proposte provenienti dalle camere penali, ma anche dai singoli: ogni indicazione, ogni segnalazione, anche all’apparenza insignificante, può costituire lo spunto di nuove iniziative politiche da coltivare.

Questa la funzione dell’Osservatorio, ancorchè le finalità ora elencate siano solo obiettivi iniziali e certo non esaustivi. Così come iniziale e non esaustiva è l’attuale composizione dell’Osservatorio. Abbiamo formato un piccolo gruppo di partenza, in forza di una scelta fondata sulle competenze e la passione dei singoli, ma abbiamo bisogno di indicazioni, di suggerimenti, di idee, ed anche di energie e di voglia di lavorare. Il “piccolo gruppo” ha ancora “spazio”, se così vogliamo dire; ed anzi di “spazio” ve ne sarà senz’altro bisogno al momento in cui, adottato il regolamento ministeriale, sarà necessario verificarne in ogni parte d’Italia l’attuazione. Se la “specializzazione” è una battaglia ancora da vincere definitivamente, diciamo che questa è una “chiamata alle armi”, cui ci auguriamo gli iscritti alle camere penali vogliano rispondere numerosi.



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08/07/2016

La specializzazione forense rischia di essere soffocata dalla Giungla - Intervenga il C.N.F.

All’Open Day di Rimini l’Osservatorio sulla Specializzazione ha fornito un piccolo “assaggio” della risposta fornita dal web a quel cittadino che si avventurasse alla ricerca di un avvocato penalista. Ne è emersa una Giungla, la Giungla delle Specializzazioni, che rischia di vanificare i risultati raggiungi dall’U.C.P.I. con l’introduzione e la regolamentazione del titolo di Specialista. Il Consiglio Nazionale Forense, l’unico che può normare in tempi rapidi la materia, deve prenderne atto e intervenire immediatamente.

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