19/05/2017
La funzione difensiva è l’essenza di una società liberale e democratica

La gravità dell’attacco alla funzione difensiva, e la lesione alle guarentigie dalle quali è costituzionalmente protetta, non ha precedenti. Negli ultimi giorni abbiamo assistito alla peggiore combinazione di violazioni della legge e della Costituzione. La tutela della funzione difensiva non costituisce la protezione di un inutile privilegio, ma costituisce l’essenza di una società liberale e democratica ed il paradigma stesso delle libertà di cui ogni cittadino dovrebbe essere geloso.

La gravità dell’attacco alla funzione difensiva, e la lesione alle guarentigie dalle quali è costituzionalmente protetta, non ha precedenti. Negli ultimi giorni abbiamo assistito alla peggiore combinazione di violazioni della legge e della Costituzione. Sono state divulgate e pubblicate, violando il segreto istruttorio, intercettazioni di colloqui intercorsi tra Matteo Renzi e il padre, e tra quest’ultimo e il proprio avvocato. Pacificamente, né l’una né l’altra di queste conversazioni sono rilevanti per le indagini. Oltre ad essere stato violato il segreto istruttorio, è stata, in questo caso, violata la norma che tutela la riservatezza dei colloqui tra difensore e assistito. Qualcuno si è scandalizzato, come se “il fatto” rappresentasse una novità, mentre, al contrario, dobbiamo registrare una degenerazione che purtroppo investe l’intero sistema processuale. Altri hanno sostenuto la legittimità della pubblicazione ma, in realtà, la violazione del segreto istruttorio è comunque un reato. Nel nostro codice esistono norme che puniscono chi rivela segreti inerenti un procedimento penale, appresi in funzione del proprio ruolo, e chi li pubblica. Che vengano pubblicate le intercettazioni dei colloqui riservati fra assistito e il proprio difensore, rende manifesto che si è giunti ad un livello davvero intollerabile di disprezzo per alcune fondamentali regole democratiche, e, soprattutto, per la funzione difensiva che di quel sistema di convivenza politica e civile costituisce un inviolabile pilastro.  È tuttavia necessario ricordare come, queste gravissime violazioni,  siano assimilabili a tanti altri casi che riguardano persone senza volto, che non hanno avuto la stessa possibilità di protestare e di denunciare le violazioni che li riguardavano.  Qualcuno ha osservato che il disegno di legge in votazione alla camera potrebbe risolvere, o quantomeno arginare, il problema, ma la verità è che una delega, e la delega prevista dal DDL, non è certo sufficiente ad arginare la grave deriva illiberale ed autoritaria e le prassi degenerative che ne conseguono. Se da un lato è certamente vero che si dovrebbe intervenire prima di tutto facendo rispettare le leggi esistenti in materia, dall’altro si potrebbe ragionevolmente percorrere la strada meno lunga e tortuosa di una legge e persino del decreto-legge. Il tema è tuttavia anche culturale, poiché spesso la politica “gode” di intercettazioni pubblicate che riguardano gli avversari, e si scandalizza quando le pubblicazioni investono la propria parte. Le fughe di notizie sono all’ordine del giorno e provengono per la stragrande maggioranza dei casi dal “circuito inquirente”, e non trovano mai adeguata sanzione perché spesso è difficile indagare su se stessi.  Le condanne per violazione del segreto istruttorio si contano sulle punte delle dita di una mano, e le responsabilità, che pur vi sono, vengono rimbalzate esclusivamente sulla stampa che non fa altro che pubblicare quanto gli viene colpevolmente fornito. Le interpretazioni “al ribasso” delle garanzie difensive, da parte della stessa Corte Suprema, aprono la strada ad applicazioni inquisitorie delle norme ed al disprezzo quotidiano dei principi costituzionali. Le circolari delle procure, in materia di intercettazioni, si sostituiscono di fatto ai Codici, legittimando inammissibilmente gravi violazioni della riservatezza dei colloqui fra assistito e difensore. E, su tutto questo, il suggello legittimante della pubblicazione di atti che dovrebbero restare segreti e che, al contrario, circolano impunemente, senza che nessuno indaghi sulle responsabilità di tali fughe.  Basterebbe poco per rispettare e per far rispettare le leggi, per comprendere che, come avviene in altri paesi, le uniche intercettazioni da conoscere dovrebbero essere quelle ritualmente acquisite e verificate nel contraddittorio, pertinenti e rilevanti rispetto al reato, esclusivamente quando la legge lo prevede. Basterebbe comprendere che il diritto di difesa e la tutela della funzione difensiva non costituiscono affatto la conservazione di un inutile privilegio, ma costituiscono, al contrario, l’essenza di una società liberale e democratica ed il paradigma stesso delle libertà di cui ogni cittadino dovrebbe godere e di cui dovrebbe essere geloso.  È dunque una questione di cultura, di politica giudiziaria, e di democrazia, quella vera però.

Roma, 19 maggio 2017

La Giunta

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