10/08/2017
La relazione dell'Osservatorio Carcere sulla visita alla Sezione Distaccata della Gorgona della Casa Circondariale di Livorno.

Pubblichiamo la relazione dell'Osservatorio Carcere sulla visita alla Sezione Distaccata della Gorgona della Casa Circondariale di Livorno del 22 luglio 2017.  

Visita alla Sezione Distaccata della Gorgona della Casa Circondariale di Livorno. 22 luglio 2017.

La nostra delegazione è composta da Giuseppe Cherubino, Filippo Fedrizzi, Davide Mosso, Ninfa Renzini e Gabriele Terranova, per l’Osservatorio Carcere, Enrica Accardo, Nando Bartolomei, Aurora Matteucci e Lorenza Musetti, per la Camera Penale di Livorno. É con noi anche Marco Solimano, Garante dei Diritti delle Persone Private della Libertà Personale del Comune di Livorno.
Si parte dal Porto Mediceo di Livorno con il battello privato Urgon (nome storico dell’Isola), che effettua servizio di trasporto pubblico ed è attualmente l’unico mezzo per raggiungere l’isola della Gorgona, dopo poco più di un’ora di navigazione. Il costo del biglietto è di 52 € a persona, per chi, come noi, non fruisce dell’escursione guidata sull’isola. Attualmente anche i rifornimenti avvengono con questo mezzo, poiché sono state recentemente soppresse, per ragioni economiche, le due motovedette della Polizia Penitenziaria che effettuavano i trasporti logistici. Apprendiamo che è questo uno dei motivi di una vivace protesta in atto del personale, condotta anche con uno sciopero della fame, che trova eco anche sulla stampa (Agenti: i veri reclusi siamo noi). Nei giorni successivi alla visita, è stata diffusa la notizia che, in accoglimento di queste rivendicazioni, l’Amministrazione si è impegnata a ripristinare il servizio di almeno una delle due motovedette.
Prima ancora di attraccare, il personale del battello ci informa che è vietato fotografare l’isola perché area penitenziaria. Appena sbarchiamo, lasciamo cellulari, macchine fotografiche ed ogni altro strumento tecnologico.
Raggiungiamo a piedi, guidati da Marco Solimano, la Caserma della Polizia Penitenziaria, attraversando il piccolo borgo di pescatori che si snoda intorno all’insenatura del Porto, dove solo pochi fortunati, quasi tutti discendenti delle tre famiglie che furono inviate a colonizzare l’isola nel 1820, possiedono delle abitazioni in concessione demaniale. Ci riferiscono che l’unica persona che dimora stabilmente sull’isola, oltre al personale della Casa Circondariale, è una signora ultranovantenne, mentre gli altri residenti fanno la spola con la terraferma.
La Caserma domina la baia e gode di un grande e bellissimo terrazzo panoramico.
Ci riceve il Comandante del Reparto di Polizia Penitenziaria, Comm. Gisberto Granucci, in assenza della Direttrice, Dott.ssa Santina Savoca, che viene di rado, poiché dirige anche l’Istituto di Livorno, del quale quello che si trova sull’isola, da tre anni, è divenuto una sezione distaccata a custodia attenuata, sebbene sul sito del Ministero della Giustizia venga ancora indicato come Casa di Reclusione autonoma. C’è anche il Dott. Stefano Turbati, responsabile dell’Area Educativa, che ci accompagnerà per tutta la visita.
Il colloquio preliminare con il Comandante si svolge sulla terrazza, dopo un caffè presso lo spaccio della Caserma, unico luogo dove i pochi dimoranti dell’isola possono effettuare acquisti, anche di beni di prima necessità.
Ci viene riferito  che, prima dell’accorpamento alla Casa Circondariale di Livorno, l’assegnazione dei detenuti alla Gorgona era vagliata, con criterio di premialità, da una commissione composta dal Direttore e dagli educatori, che ne valutava l’idoneità sul piano disciplinare, lavorativo ed anche sanitario (non possono essere ammesse persone con patologie che richiedano cure particolari perché il presidio sanitario sull’isola è minimale, anche se è sempre presente un medico e personale infermieristico). Oggi invece gli ingressi vengono decisi autonomamente dall’Amministrazione Penitenziaria secondo le regole ordinarie e si è registrato un significativo incremento di soggetti giunti a seguito di sfollamenti da altri Istituti, talvolta senza adeguata selezione e perfino senza che ne abbiano fatto richiesta. Ciò rappresenta un problema perché la vita sull’isola comporta un elevato grado di isolamento dall’esterno al quale non tutti sono in grado di adattarsi. E ciò vale anche per il personale qui dislocato, che effettua lunghi turni lontano dalle famiglie, accumulando i riposi per tornare periodicamente a casa. Inoltre, la stessa natura del complesso penitenziario, che si estende su spazi aperti, richiede che la popolazione detenuta sia idonea al regime di custodia attenuata, che comporta anche la libertà di muoversi con una certa libertà. Qualche mese fa, alcuni detenuti che non avevano gradito l’assegnazione a questo istituto hanno ingerito per protesta delle pile e, per trasportarli in Ospedale, è stato necessario l’intervento dell’elisoccorso. Eventi  drammatici  che, in un Istituto come questo, diventano di difficile gestione.
L’Istituto ospita attualmente 80 reclusi, 19 dei quali in regime di art. 21 O.P., con alta percentuale di stranieri. Rispetto ad un anno fa, c’è stato un incremento di 20 unità. La capienza regolamentare è di 84, quella massima tollerabile, secondo il Ministero, di 120, ma il Comandante sostiene che, in base al numero delle camere detentive disponibili, che sono 56, la capienza massima si aggiri realisticamente intorno alle 100 unità.
Tutti lavorano, anche se non tutti in attività compatibili con i rispettivi profili lavorativi elettivi. Le attività presenti sono agricole e di allevamento animali (mucche, pecore, maiali, galline, tacchini, conigli, cavalli, asini), oltre a quelle funzionali alla gestione dell’Istituto (cucina, pulizie, manutenzione degli ambienti ecc.). C’è anche un vigneto  dove si produce un vino di pregio, gestito in concessione dall’Impresa Frescobaldi, che impiega alcuni detenuti ed ha anche assunto a tempo indeterminato 2 ex reclusi dell’isola.
L’organico del personale di Polizia Penitenziaria ammonta a 54 unità, ma solo 25 attualmente sono coperte, ciò accentua la necessità di un regime di vigilanza che si affidi molto al contegno responsabile dei detenuti e l’esigenza che questi siano adeguatamente selezionati. Gli educatori sono 3, come prevede la pianta organica, ma ci viene segnalato che, per ragioni logistiche, ci sono difficoltà a svolgere regolari riunioni di equipe. É praticamente assente il personale volontario, che non ha la possibilità di organizzare alcuna attività, non potendo soggiornare sull’isola e visti gli orari dei trasporti, che non consentono di trattenersi sufficientemente nelle ore pomeridiane, quando i detenuti sono liberi dal lavoro.
Incamminandoci a piedi sulla strada che risale la collina retrostante la baia del porto, incontriamo il vecchio ufficio postale, oggi in disuso, e la Chiesa, con annessa abitazione del cappellano, che non vi soggiorna stabilmente, ma garantisce la celebrazione delle funzioni religiose tutte le domeniche alle 11:00.
Accanto alla Chiesa, c’è l’ambiente destinato ai colloqui con i familiari, con un’ampia area verde attrezzata. I colloqui si svolgono solo il sabato, ma hanno una durata di 6 ore consecutive, nel corso delle quali i detenuti possono cucinare in apposita cucina e consumare i pasti con i loro familiari. Visto che non è agevole venire spesso, ci si è attrezzati per cumulare le ore di colloquio e consentire di fruirne accorpandole. Qui si svolgono anche i colloqui con gli avvocati.  I colloqui telefonici avvengono ancora attraverso il centralino, senza l’uso di schede e non è stata purtroppo allestita alcuna possibilità di usare strumenti per colloquio in videoconferenza.
Nelle vicinanze c’è anche una foresteria, attualmente non in uso. Ce n’è un’altra, ad esclusivo uso del personale di Polizia Penitenziaria, con 15 posti. Ci viene spiegato che, per scelta dell’Amministrazione, poiché c’è penuria di acqua, si preferisce contenere il numero delle presenze sull’isola per non dovere sostenere costi necessari a fronteggiarne un maggiore fabbisogno. Anche per questa ragione è stato accantonato un progetto di albergo diffuso che era stato in passato preso in considerazione. Del resto, il fatto che anche reclusi in regime detentivo ordinario si muovano liberamente per motivi di lavoro non permette di consentire l’accesso all’isola di estranei. I pochi turisti che possono accedervi, sono costantemente accompagnati e seguono un  itinerario di visita rigidamente predeterminato.
Il Garante Solimano ed il Dott. Turbati ci spiegano che è questo il principale limite ai contatti con l’esterno. Perfino i volontari qui non possono venire perché dovrebbero fermarsi a pernottare, ma non è consentito. Questo impedisce di organizzare attività trattamentali diverse dal lavoro. Per tale ragione, ad esempio, si è dovuto recentemente accantonare anche il progetto di un corso di diritto costituzionale che era stato ideato da volontari e che aveva raccolto l’adesione di un docente universitario. In passato non è sempre stato così, come testimoniano i corsi di formazione (scuola edile e corso sub), che ancora sono indicati sul sito del Ministero.
Risalendo lungo la collina, incontriamo l’edificio che ospita i reclusi in art. 21O.P., che godono di celle singole, con bagno e doccia piuttosto angusti. Lo stato degli ambienti non è molto accogliente, ma in compenso c’è una spaziosa cucina, con annesso refettorio, dove ogni detenuto dispone del suo armadietto e del suo frigorifero. Un detenuto è intento a preparare la pasta per la pizza e ci fa notare che, all’esterno, c’è anche il forno a legna.
Ci soffermiamo a colloquiare con alcuni dei detenuti presenti, che si mostrano soddisfatti del proprio regime detentivo e motivati dalle particolarità che offre questo istituto, anche se comporta la rinuncia alle visite dei familiari, per chi ne ha. Uno dei presenti, ha la famiglia a Firenze, ma riceve visite non più di 3 o 4 volte all’anno. Un altro detenuto si lamenta per l’assenza di corsi di formazione, sottolineando che l’attività che presta in questo istituto non gli consente di migliorare il suo curriculum lavorativo.
Si muovono liberamente anche al di fuori della sezione detentiva ed anche oltre gli orari lavorativi. La sezione chiude dalle 21:00 alle 06:00 e, di notte, quando le celle sono chiuse, non c’è nessun operatore. In caso di necessità, i reclusi dovrebbero poterli chiamare con un campanello, ma non funziona.
 Risalendo lungo la strada per alcune centinaia di metri, incontriamo infine, la sezione detentiva a custodia attenuata. É primo pomeriggio e molti detenuti sono presenti, avendo già esaurito i propri impegni lavorativi che, essendo spesso connessi ad attività agricole o di allevamento animali, cominciano la mattina molto presto. La Sezione è recintata e presidiata dal personale di vigilanza. Nell’orario di apertura delle celle, dalle 06:00 alle 21:00, i reclusi si muovono liberamente negli spazi comuni, che anche qui comprendono cucina e refettorio, oltre ad una palestra (con attrezzi piuttosto vecchi), una barberia ed un campetto da calcio in ottime condizioni. C’è anche una biblioteca, fornita di circa 1400 volumi. Il detenuto che svolge funzioni di bibliotecario, ci mostra il registro del prestito e l’inventario dei libri, sottolineando che ha svolto un corso di catalogazione. Le camere detentive si affacciano direttamente su un porticato aperto che circonda il cortile. Quindi gli spazi comuni sono in massima parte all’aperto. A monte, dove si trova il campetto da calcio, non c’è recinzione e la sezione detentiva confina direttamente con un impervio pendio coperto dal bosco.
Nelle ore del mattino, quando si recano al lavoro, anche i detenuti della sezione a custodia attenuata si muovono liberamente sull’isola per raggiungere i propri posti di lavoro.
Anche qui ci soffermiamo a colloquiare con diversi detenuti e notiamo che alcuni scontano pene medio – brevi. Molti sono stranieri ed uno di essi ci riferisce che fra circa sei mesi raggiungerà i limiti di pena per chiedere l’espulsione. Alcuni si lamentano per l’eccessivo isolamento e per i lunghi ritardi nella consegna della corrispondenza. Qualcuno ci dice che non tutti riescono ad adattarsi alla vita sull’isola, sia per l’isolamento, sia per l’impegno lavorativo, che è significativamente maggiore rispetto agli altri Istituti. Per questo, alcuni, dopo avere fatto domanda per venire, se ne pentono.
Le camere detentive sono quasi tutte doppie ed hanno bagni con doccia piuttosto angusti. Quelle del piano superiore hanno anche un antibagno.
Visitiamo anche la cucina, dove lavorano 3 detenuti. Uno di questi ci dice che anche la consegna dei generi alimentari avviene spesso in ritardo. I rifornimenti arrivano tutti dalla terraferma e non è consentito l’utilizzo dei prodotti dell’attività agricola e di allevamento che si volge sull’isola.
Lasciata la sezione detentiva, proseguiamo visitando le stalle, gli ovili, i recinti degli animali, l’orto, il tutto seguendo una strada sterrata contornata a monte dal bosco, dalla quale si gode di una splendida vista sul mare. Accompagnati dal Dott. Turbati, ci soffermiamo anche nei pressi delle rovine del vecchio Convento dei frati che colonizzarono l’isola nei secoli passati e presso un piccolo cimitero che ospita le tombe degli antenati delle 3 famiglie degli isolani (come si nota dai cognomi, che sono sempre gli stessi), insieme a quella di un ex recluso che qui ha finito i suoi giorni ed ha chiesto di esservi sepolto.
La visita si conclude con l’impressione che questo Istituto, che coniuga l’isolamento geografico con la custodia attenuata, rappresenti un esperimento di grande interesse, soprattutto per l’ottima offerta lavorativa di cui godono i detenuti, tutti impegnati in attività che si svolgono all’aria aperta e che danno prodotti di pregio. É un vero peccato che, salvo l’eccezione del vino Frescobaldi, i prodotti non siano valorizzati commercialmente, ciò che potrebbe fornire anche risorse per sviluppare ulteriori attività trattamentali diverse dal lavoro, che sono invece drammaticamente carenti.
Ha inoltre trovato piena conferma, anche per un episodio di violenza fra reclusi verificatosi il giorno successivo alla nostra visita di cui abbiamo appreso dalla stampa, la concretezza del rischio che una insufficiente selezione della popolazione detenuta qui destinata rischi di compromettere l’equilibrio del sistema, che peraltro si giova di un organico di operatori decisamente ridotto.
Forse sarebbe auspicabile – ed è un suggerimento che si permettiamo di rivolgere all’Amministrazione – che entrambe le sezioni dell’Istituto fossero trasformate in sezioni riservate a semiliberi ed a soggetti ammessi al lavoro all’esterno, garantendo così un vaglio giurisdizionale agli ingressi e riducendo gli ostacoli che oggi limitano l’accesso di ospiti sull’isola, in modo da favorire anche una maggiore interazione sociale.
Chissà che non se ne possa discutere in futuro proprio in questa splendida cornice, organizzandovi un convegno sui temi dell’esecuzione penale, come si propongono i colleghi della Camera Penale di Livorno che hanno partecipato alla visita.

Roma, 10 agosto 2017

L’Osservatorio Carcere UCPI