24/01/2018
Processo “AEMILIA”, libertà di stampa e giusto processo.

La Giunta, in relazione alle recenti polemiche innescate dall’Ordine dei Giornalisti e dalla FNSI, interviene al fianco della Camera Penale di Modena.

La Giunta dell’Unione delle Camere Penali Italiane, in relazione alle recenti polemiche innescate dall’Ordine dei Giornalisti e dalla FNSI, a seguito della iniziativa della Camera Penale di Modena di istituire un Osservatorio sull’informazione giudiziaria, sente il dovere di effettuare alcune ferme precisazioni.

Innanzi tutto occorre premettere che l’iniziativa della Camera Penale modenese, assolutamente legittima e coerente con gli scopi statutari della stessa, non può che essere intesa come volta a istituire un organismo con il compito di monitorare, in sede locale, eventuali degenerazioni del cd. “processo mediatico” e, in tal senso, può essere di supporto all’Unione delle Camere Penali Italiane che, con il proprio Osservatorio sull’informazione giudiziaria, svolge la propria attività in ambito nazionale.

Come già ripetutamente chiarito dalla Camera Penale di Modena, l’Osservatorio modenese non ha come oggetto di attenzione specifica la rappresentazione mediatica del processo c.d. “Aemilia”, che è stato inequivocabilmente menzionato a mero titolo di esempio, ma quella di tutti i processi che si svolgano sul proprio territorio, in modo da poter prendere posizione quando occorra, segnalando eventualmente all’Unione casi di rilevanza nazionale.

Sorprende, pertanto, la reazione stizzita degli organismi rappresentativi della stampa a seguito dell’attivazione di un Osservatorio che, a livello nazionale, esiste da quasi quattro anni, ed è ben conosciuto per i numerosi convegni organizzati e per le pregevoli iniziative culturali ed editoriali e che mai, pur nella fermezza delle opinioni critiche espresse, hanno dato luogo a tensioni con i media, provocando anzi una proficua riflessione su un tema che coinvolge il senso di responsabilità di magistratura, stampa e avvocatura, al fine di assicurare una corretta informazione nel rispetto del giusto processo e degli altri principi costituzionali.

L’Unione delle Camere Penali Italiane, nel cercare un punto di equilibrio con la libertà di cronaca giudiziaria, ha sempre difeso la presunzione di innocenza e il diritto di indagati/imputati a non essere presentati pubblicamente come fossero colpevoli ancora prima di entrare in un’aula di giustizia, e, dunque, prima che la loro responsabilità venga accertata.

La società ha interesse a vedere rispettati i canoni di un processo equo che, per essere tale, non può celebrarsi sui media e non può essere influenzato dagli stessi.

La libertà di stampa, dunque, non è in discussione, come non lo è il diritto-dovere di verificare che, nel nostro Paese, non si abbandonino le regole costituzionali e non si violino quelle processuali.

Per tale ragione, sono inaccettabili le strumentali quanto ingiustificate gravi accuse mosse nei confronti della Camera Penale di Modena e degli avvocati in genere, sostenendo l’idea che la difesa di una persona possa essere confusa con la difesa del reato o, peggio ancora, che gli avvocati possano essere anche ritenuti “collusi” con i propri assistiti.

In questo modo si scardina uno dei principi costituzionali più importanti, costituito dal diritto di difesa e si legittima una deriva giustizialista che vede la presenza dell’avvocato nel processo come un ostacolo all’accertamento della verità.

Apprendiamo con soddisfazione che gli organismi della stampa hanno dato la propria disponibilità ad un incontro di chiarimento, che anche l’Unione delle Camere Penali Italiane sollecita.

La Giunta

Roma, 24 gennaio 2018