09/03/2018
Mancata riforma dell'ordinamento penitenziario: manifestazione Nazionale a Roma

Si terrà a Roma martedì 13 marzo, presso la Residenza di Ripetta la manifestazione nazionale indetta in occasione dell'astensione proclamata dall'Unione delle Camere Penali Italiane, in conseguenza della mancata riforma dell'ordinamento penitenziario.

In allegato il programma della manifestazione

La riforma dell’ordinamento penitenziario voluta dal Ministro Orlando è stata salutata dall’avvocatura penale come una grande riforma organica dell’esecuzione penale con la quale, dopo oltre quaranta anni, si è tornati a porre la finalità rieducativa ed il reinserimento sociale del condannato al centro della legislazione penale nella luce dei principi affermati dall’art. 27 c. 3 della Costituzione.

Con questa riforma, infatti, non solo si è tentato di ricucire lo strappo provocato dalle norme emergenziali dai primi anni ’90 in poi, attraverso l’introduzione ed il progressivo incremento delle previsioni ostative e di maggior rigore dell’art. 4 bis, ma si è cercato di collocare l’ordinamento penitenziario e l’intera esecuzione penale in una dimensione di maggiore modernità, curando in particolare la tutela della dignità e della salute e della stessa affettività del condannato, perseguendo l’obbiettivo di ricondurre saldamente l’esecuzione delle pene al principio costituzionale della finalità rieducativa e risocializzante delle stesse.

Gli stati generali dell’esecuzione penale voluti dal Ministro al fine di riunire l’accademia, l’avvocatura e la magistratura, attorno alla attuazione della delega, hanno prodotto una riforma che pone ancora una volta l’Italia all’avanguardia nella elaborazione dei più avanzati strumenti di recupero e di trattamento penitenziario, che è stata positivamente apprezzata da vastissimi settori della politica, della cultura, delle stesse professioni che operano nel settore dell’esecuzione penitenziaria e dell’esecuzione esterna, come una irrinunciabile conquista di democrazia e di civiltà, in linea con scelte di molti altri paesi europei ed in base alla provata esistenza di una correlazione fra maggiore applicazione di misure alternative, riduzione della recidiva ed aumento della sicurezza dei cittadini.

Nel corso della lunga e travagliata vicenda della approvazione delle riforma Orlando l’UCPI, assieme al Partito Radicale, ha più volte richiesto al Governo lo stralcio della riforma penitenziaria, sulla quale convergevano i consensi della maggioranza, al fine di accelerarne l’approvazione, in considerazione delle condizioni delle carceri italiane e della necessità di assicurare a questo fondamentale settore della giustizia penale un nuovo, più moderno ed efficace assetto normativo, che tuttora reclama un ripristino della legalità, dando attuazione agli obblighi sovranazionali derivanti dalla sentenza della Corte EDU “Torreggiani” del 2013 con la quale l’Italia è stata condannata per violazione dell’art. 3 CEDU.

I pareri non vincolanti espressi dalle Commissioni giustizia del Parlamento – con i quali si sono espresse riserve circa la esclusione di alcuni automatismi e di alcune preclusioni - non possono costituire un ostacolo all’iter di approvazione definitiva della legge, non potendosi disperdere inutilmente le preziose risorse scientifiche e culturali e le aspettative politiche che sono state investite nei lavori dei tavoli tematici della commissione ministeriale coordinata dal prof. Glauco Giostra e dovendo il Governo restare fedele allo spirito della riforma ed alla lettera della delega, ed agli impegni più volte pubblicamente assunti dal Ministro Orlando e dal Presidente del Consiglio Gentiloni.

La manifestazione pubblica organizzata dall’UCPI, che ha sostenuto l’azione nonviolenta di Rita Bernardini ed ha sottoscritto molteplici appelli al Governo perché rispettasse i propri impegni, vuole essere un ulteriore forte richiamo al Governo affinché, prima dell’oramai prossima scadenza,  approvi il testo già sottoposto al vaglio del Consiglio dei Ministri, dando voce a tutti coloro che autorevolmente si sono in questi mesi espressi a favore della riforma.

Roma, 9 Marzo 2018

La Giunta