14/12/2020
Carcere e camere di consiglio da remoto: l'iniziativa UCPI nel dibattito parlamentare

Dopo la previsione del deposito di tutte le impugnazioni via pec, l'Unione continua la mobilitazione perchè il Parlamento, in sede di conversione dei decreti ristori e ristori-bis, adotti concrete misure per diminuire il numero delle persone detenute e cancelli la camera di consiglio da remoto.

La Commissione Bilancio del Senato ha concluso l’esame degli emendamenti per la legge di conversione dei DL 137/2020 e 149/2020. Qualcosa si è mosso anche grazie alla ferma interlocuzione dell’Unione con i Gruppi Parlamentari e con lo stesso Governo. Si è così rimediato alla incredibile, e per alcuni aspetti drammatica, situazione che si era determinata a seguito di alcune pronunce di inammissibilità di impugnazioni proposte via pec. Con i commi 6 bis e 6 decies all’art. 24, si è positivamente disciplinato l’invio per posta elettronica certificata degli atti di impugnazione e di riesame; la pec consentirà anche il deposito dei motivi nuovi ed aggiunti. Le modalità di deposito per via telematica vengono rigidamente disciplinate esplicitamente prevedendo nuove cause di inammissibilità. La nuova formulazione mette finalmente al sicuro il deposito delle impugnazioni via pec. E’ però grave che la declaratoria di inammissibilità per le violazioni relative alla sottoscrizione digitale e agli altri casi previsti dal comma 6 sexies, in deroga al disposto dell’art. 591 c.p.p., sia dichiarata dal giudice che ha emesso il provvedimento impugnato. Si tratta di una previsione priva di una qualsiasi relazione con la pandemia che tende a rivisitare il sistema delle impugnazioni attribuendo inediti poteri al giudice a quo finalizzati addirittura ad impedire il passaggio al secondo grado di giudizio.

Con il comma sei decies si prevede una sorta di sanatoria; sono ritenuti validi infatti gli atti di impugnazione trasmessi via pec sin dalla data di entrata in vigore del decreto legge. Con ulteriore intervento si è esteso il divieto di procedere con forme di remotizzazione per l’incidente probatorio. Anche questa è stata una coerente richiesta dell’avvocatura.

Gli altri emendamenti proposti in tema di giustizia sono rimasti al palo. Rimangono così invariate le norme che consentono l’assurdità della camera di consiglio da remoto nel processo di appello quando l’udienza non sia stata partecipata, la sospensione della prescrizione e la proroga della custodia cautelare per motivi legati all’andamento della pandemia e non per fatti causati dall’imputato; nulla si è previsto per alleggerire la situazione delle carceri.

L’Unione delle Camere Penali invita le forze politiche di maggioranza e opposizione che in queste ultime settimane hanno assunto l’impegno per una iniziativa parlamentare di modifica della disciplina dell’appello per la fase dell’emergenza ed hanno condiviso l’allarme per le conseguenze della pandemia nel carcere, ad intervenire nel percorso di conversione dei decreti legge con ulteriori proposte di emendamenti e modifiche nel dibattito d’Aula e nella discussione alla Camera dei Deputati.

Le decisioni collegiali da remoto e la resistenza a misure di alleggerimento del sovraffollamento carcerario, non sono rivendicate da alcuna forza politica, sono avversate dall’avvocatura e da tanta parte della magistratura che in diverse sedi giudiziarie ha sottoscritto protocolli per garantire che la decisione in grado di appello sia presa dal giudice che siede nella sua sede naturale.

La necessità di misure straordinarie in tema di esecuzione penale e di benefici penitenziari è stata proprio in questi ultimi giorni sottolineata anche da tantissimi professori delle nostre Università che hanno promosso una “staffetta” in adesione allo sciopero della fame intrapreso da Rita Bernardini.

L’Unione delle Camere Penali Italiane continuerà nelle prossime ore e nei prossimi giorni l’attività di interlocuzione e la mobilitazione affinché il Parlamento adotti misure per il concreto alleggerimento delle condizioni del carcere e definitivamente cancelli la camera di consiglio da remoto.

 

Roma, 14 dicembre 2020

La Giunta