04/08/2021
La nuova prescrizione approvata dalla Camera. Il bilancio e le iniziative UCPI

Il Parlamento vota contro la prescrizione di Bonafede. Ora nuovi fondi per aumentare il numero dei magistrati addetti ai Tribunali e alle Corti e affrontare le carenze strutturali. Nuove iniziative in difesa dei valori del giusto processo. Bilancio e prospettive dopo il voto alla Camera sulla riforma Cartabia.

La Camera dei deputati ha approvato la legge delega sulla riforma del processo penale nel testo nuovamente emendato dal Governo, blindato dal voto di fiducia.

Ancor prima del passaggio definitivo in Senato è possibile un bilancio della vicenda politica caratterizzata dal tentativo – resosi incandescente nelle ultime settimane – di sterilizzare qualsiasi modifica della legge Bonafede sulla prescrizione e di limitare il diritto all’appello.

La cronaca dell’intervento riformatore sulla ragionevole durata del processo merita di essere ripercorsa, per comprendere quale sia stata la qualità dello scontro politico, ma anche culturale e giuridico, che lo ha contraddistinto.

La concreta iniziativa di abrogare la prescrizione dopo il primo grado di giudizio e l’idea di intervenire sui tempi del processo appartengono alla maggioranza gialloverde formatasi all’inizio della Legislatura che, con intenti bellicosi, voleva anche mettere le mani sul giudizio di appello, introducendo la semplificazione casistica e addirittura affidando al giudice a quo la declaratoria di eventuali cause di inammissibilità.

Su quel dibattito si era inserita una provocatoria iniziativa della magistratura associata, che proponeva l’abrogazione del divieto di reformatio in peius, l’estensione dei casi di giudizio immediato, il recupero probatorio in caso di mutamento del giudice della decisione.

L’Unione delle Camere Penali Italiane si era presentata alle consultazioni ministeriali chiedendo che l’eventuale delega fosse limitata ai tempi morti del processo, nel rispetto dell’art. 111 della Costituzione, individuando soluzioni che diminuissero il carico dei dibattimenti: nuove regole per garantire l’effettiva funzione di filtro dell’udienza preliminare, rilancio dei riti speciali, certezza dei tempi delle indagini, intervento del giudice sulla data di iscrizione nel registro delle notizie di reato, discovery per le prove, un serio intervento di depenalizzazione. È da rivendicare la convergenza che in quella sede riuscimmo a costruire con la dirigenza di ANM di quel tempo su tre direttrici: rafforzamento della funzione di filtro dell’udienza preliminare, la fine delle ostatività per il patteggiamento ed aumento della cornice edittale e delle premialità, nuova regola per l’ammissibilità delle richieste probatorie nel giudizio abbreviato condizionato riferita a rilevanza, novità, specificità, non sovrabbondanza della prova o del tema di prova e non più all’economia processuale, oltre ad un serio intervento di depenalizzazione in materia contravvenzionale.

Gli esiti di quelle consultazioni furono traditi dal Ministro Bonafede. Il progetto di delega licenziato dal governo nel febbraio 2020, con nuova maggioranza comprendente il Partito Democratico e non più la Lega, perpetuava l’abolizione della prescrizione dopo il primo grado di giudizio, rinunciava alla valorizzazione dei procedimenti speciali, affidava ad una improbabile responsabilità disciplinare l’inerzia del Pubblico Ministero, apportava forti limitazioni al giudizio di appello, anche con l’introduzione della composizione monocratica del giudice di secondo grado. 

L’iniziativa della Ministra Cartabia ha significato un decisivo cambio di passo contro il giustizialismo di Bonafede e per porre rimedio all’aberrazione dell’abrogazione della prescrizione. In questo contesto la Commissione ministeriale aveva individuato alcune buone proposte, in materia di prescrizione addirittura migliorative rispetto alla disciplina della Orlando; positive l’individuazione di un ruolo del Parlamento per le priorità di trattazione dei casi penali e la nuova regola di giudizio per l’udienza preliminare, oltre alle innovazioni del controllo del Gip sulle indagini ed alle soluzioni alternative al processo e in materia di esecuzione della pena. Compromissorie ed inefficaci, invece, le proposte sui riti alternativi, inaccettabili gli interventi destinati a limitare modalità e funzioni del processo di appello. UCPI è stata protagonista di un serrato dibattito politico – scientifico sulla qualità delle proposte della Commissione “Lattanzi” nel corso del quale si sono sottolineate le novità ma anche i limiti. Siamo stati tuttavia anche facili profeti nel preconizzare che la politica sarebbe rimasta estranea a quella discussione.

Nelle ultime settimane l’iniziativa dei nostalgici di Bonafede, della magistratura ministeriale e di ANM è stata fortissima. La nuova vulgata è stata quella, cavalcata da alcuni pubblici ministeri, dell’impunità dei reati di mafia, della volontà di mantenere l’imputato per sempre, dello strumento del doppio binario. Ancora, sono state avanzate proposte per sterilizzare sempre di più il giudizio di appello.

Dopo l’ennesima limatura al progetto di delega, però, i giustizialisti hanno dovuto mollare. Finalmente la legge Bonafede, che aveva abrogato la prescrizione dopo il primo grado di giudizio, sparisce dal nostro ordinamento, anche se il prezzo imposto alle forze della maggioranza è salato. Alcune delle norme, dopo il voto del Senato, troveranno immediata applicazione, per le altre dovranno intervenire i decreti attuativi; in entrambi i casi, la Corte delle leggi sarà chiamata, nel prossimo futuro, ad un grande impegno.

Si è nuovamente ribadito infatti, a fronte dell’inalienabile diritto ad un tempo ragionevole del processo, il doppio binario con minori garanzie per chi è processato per gravi reati. Evidente è l’incompatibilità con i principi costituzionali del nuovo potere assegnato al giudice del singolo processo, che gli consente di allungare a dismisura il tempo della prescrizione sulla base di presupposti dagli incerti confini, anche se è stato previsto un mezzo di impugnazione.

L’aver optato per la scelta della prescrizione processuale in luogo della più solida soluzione “Lattanzi 1” ha consentito quella poco decorosa gara alla indicazione di reati - simbolo da sottrarre alla sua operatività.

L’insieme delle regole che governano il nostro processo penale è segnato da gravi storture a causa dei tanti interventi emergenziali che si sono succeduti nei trent’anni della sua vigenza. Sarebbe necessaria una “riforma della riforma” del codice dell’ ’88 di natura sistematica ed ispirata dall’idea di realizzare effettivamente i principi dell’effettività del contraddittorio e del giusto processo. Manca per questo la fondamentale precondizione rappresentata dalla condivisione politica e sociale di un quadro di valori che nella nostra iniziativa abbiamo riassunto nel Manifesto del diritto penale liberale e del giusto processo.

L’Unione delle Camere Penali Italiane continuerà a battersi non solo per testimoniare tale cultura, ma per costruire intorno ad essa conoscenza e consenso, come è stato con la campagna di raccolta di firme per la proposta di legge costituzionale di iniziativa popolare sulla separazione delle carriere, intorno alla quale, oltre alle migliaia di cittadini che l’hanno sottoscritta, si è sedimentata una condivisione che spinge oggi le forze politiche a non poter prescindere da tale richiesta. È un patrimonio che non può essere disperso e che la nostra iniziativa è chiamata ad arricchire.

La riforma Cartabia rappresenta, seppur nella forma di un compromesso, il superamento della sciagurata riforma Bonafede sulla prescrizione. È ora necessario che con i nuovi fondi si intervenga aumentando il numero dei magistrati addetti ai tribunali e alle corti ed affrontando le carenze strutturali.

L’Unione delle Camere Penali Italiane vigilerà affinché i decreti delegati non tocchino la sostanza e la forma del sistema delle impugnazioni. Su questo misureremo la coerenza delle forze politiche della maggioranza che hanno mostrato di condividere i punti qualificanti della nostra iniziativa, per impedire altri rigurgiti giustizialisti e salvaguardare il diritto di difesa.

Roma, 4 agosto 2021

La Giunta