05/06/2022
Il diritto ad essere giudicato da chi ha assunto la prova: le iniziative dell'Unione

Il diritto ad essere giudicato da chi ha assunto la prova è eroso dalla situazione insostenibile che si è venuta a determinare in conseguenza di quanto statuito dalla nota sentenza delle SS.UU. Bajrami (41736/19), con effetti devastanti sulla qualità della giurisdizione e sui principi fondativi del giusto processo. È stato di fatto abrogato il diritto ad essere giudicato dallo stesso giudice che ha raccolto la prova, anche a causa dell’incontrollabile avvicendamento di giudici all’interno dei collegi e negli stessi giudizi monocratici, con la prevalenza di esigenze del tutto personali -ancorché legittime- del giudice sul diritto dell’imputato ad essere giudicato da chi ha assunto la prova. È intendimento dei penalisti italiani contrastare con forza e con ogni iniziativa, nei processi e fuori dai processi, questa inammissibile negazione dei principi costitutivi del giusto processo. Occorre, inoltre, avviare con la magistratura un confronto leale e costruttivo sul punto. Pubblichiamo il testo della lettera che l’Unione invierà domani a tutti i presidenti dei Tribunali e delle Corte d’Appello.

Ai Presidenti dei Tribunali e delle Corti d’Appello
 
Illustre Presidente,
la Giunta dell’Unione delle Camere Penali italiane si è determinata a scriverLe per rappresentare, con tutta la forza della quale siamo capaci, la situazione davvero insostenibile che si è venuta a determinare in tutti i Fori d’Italia in diretta, inequivocabile conseguenza di quanto statuito dalla nota sentenza delle SS.UU. Bajrami (41736/19).
La radicale riscrittura del combinato disposto degli artt. 525 comma 2, 526 comma 1 e 511 c.p.p., operata con quella decisione, sta determinando conseguenze che non esitiamo a definire letteralmente devastanti sulla qualità della giurisdizione e sui principi fondativi del giusto processo.
La sostanziale abrogazione del principio di immediatezza del giudizio ha polverizzato un diritto dell’imputato (e di tutte le parti processuali) che era e resta fondamentale nell’architettura del giusto processo: il diritto ad essere giudicato dallo stesso giudice che ha raccolto la prova. Ciò che era relegato ad eccezionale ipotesi derogatoria, è divenuto regola; con la conseguenza di dover noi assistere ormai quotidianamente ad un incontrollabile avvicendamento di giudici all’interno dei collegi e negli stessi giudizi monocratici. Venuta meno, per via interpretativa extratestuale, la regola della riassunzione della prova in caso di mutamento del giudice, le esigenze tabellari, organizzative, carrieristiche o anche meramente private dei singoli magistrati, giustificative di un trasferimento o anche solo di una temporanea assenza, prevalgono sulla modalità codificata del principio di immediatezza ed oralità. 
Quanto qui denunziamo non è solo una erosione, pur gravissima, di garanzie soggettive fondamentali, ma è soprattutto la sovversione della regola epistemologica fondativa del giudizio penale. Occorre che tutti i protagonisti della giurisdizione prendano atto della oramai ingovernabile gravità di una situazione, forse non prevista e non voluta al momento della pronuncia di quella decisione, che vede l’intollerabile prevalenza di esigenze del tutto personali -ancorché legittime- del giudice sul diritto dell’imputato ad essere giudicato da chi ha assunto la prova.
È intendimento dei penalisti italiani contrastare con forza e con ogni iniziativa, nei processi e fuori dai processi, questa inammissibile negazione dei principi costitutivi del giusto processo. E poiché non possiamo immaginare che la magistratura giudicante non abbia già colto la gravità di una simile, incontrollabile deriva, esprimiamo l’auspicio che si voglia avviare un confronto leale e costruttivo, nel solco sempre più auspicabile e necessario di una “ermeneutica condivisa”, in sede di merito e di legittimità, che possa portare nei tempi più brevi ad un radicale ripensamento della “regola Bajrami” e delle prassi che ne sono conseguite.
Con la più alta considerazione e con la più viva cordialità.
 
Il Presidente  - Avv. Gian Domenico Caiazza
Il Segretario - Avv. Eriberto Rosso
 

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