14/02/2026
Il Pubblico Ministero Gennaro Varone sulle dichiarazioni di Gratteri

Quando il confronto sulla giustizia scivola nell’insinuazione e nella delegittimazione di chi esercita un diritto democratico, il dibattito pubblico smette di essere un confronto e diventa propaganda.

Le recenti dichiarazioni di Gratteri, secondo cui il voto favorevole alla riforma sarebbe sostenuto da indagati, centri di potere e ambienti deviati, rappresentano uno dei punti più bassi raggiunti nel confronto su una riforma costituzionale che riguarda tutti i cittadini.

La replica di Gennaro Varone, Pm di Pescara, arriva netta, senza ambiguità. Attribuire etichette a chi sostiene una riforma non è solo scorretto sul piano istituzionale, ma rischia di trasformarsi in una pressione indebita sull’opinione pubblica, insinuando che una scelta democratica possa essere moralmente sospetta. È una narrazione che sposta il dibattito dal merito delle norme alla delegittimazione delle persone.

Il referendum sulla separazione delle carriere non riguarda categorie di cittadini, ma riguarda il funzionamento dello Stato di diritto. Ridurre una riforma strutturale a uno scontro tra “buoni” e “cattivi” significa svuotare il confronto democratico e alimentare un clima che mina la fiducia nelle istituzioni.

Il punto centrale resta uno solo: le riforme si discutono sui contenuti, non si combattono delegittimando chi la pensa diversamente. Quando si mette in discussione la legittimità stessa del voto dei cittadini, si oltrepassa una linea pericolosa per la democrazia e per la credibilità della magistratura.