23/02/2026
Il nostro cordoglio all'ennesima vittima dei CPR e la nostra solidarietà ai medici che tutelano la salute anche degli ultimi.

Una nota della Giunta e della Commissione Centri di Permanenza per i Rimpatri

È di pochi giorni fa la notizia della morte di un giovane di 25 anni all’interno del Centro di Permanenza per i Rimpatri di Bari, una notizia che non ha destato molta attenzione pubblica e su cui invece è necessario soffermarsi.

Siamo ormai assuefatti alla conta dei decessi di persone soggette alla custodia dello Stato e pare che la cosa, oltre a non inquietare più di tanto, non faccia neppure notizia.

Qualcuno sostiene perfino che sia fisiologico.

Stavolta però c’è qualcosa di più. Come sempre, si sa ben poco sul conto della vittima, ma apprendiamo che, per quanto consta, godeva di buona salute. Eppure, il decesso, conseguito ad un malore improvviso, sarebbe dovuto a cause naturali.

Dunque, un ragazzo di 25 anni, che godeva di buona salute, è deceduto improvvisamente per cause naturali.

A parte l’evidente ossimoro, va forse osservato, poiché non è noto a tutti, che il trattenimento amministrativo nei CPR, in quanto privazione della libertà personale finalizzata al rimpatrio, è legalmente consentito solo previa verifica delle condizioni di salute della persona che vi viene sottoposta e richiede una certificazione di idoneità al trattenimento. Un medico deve cioè attestare l'assenza di patologie evidenti che rendano incompatibile l'ingresso e la permanenza della persona nella struttura, quali malattie infettive contagiose e pericolose per la comunità, disturbi psichiatrici, patologie acute o cronico degenerative che non possano ricevere le cure adeguate in comunità ristrette. Deve inoltre certificare l’assenza di condizioni di vulnerabilità incompatibili, dovendo a tal fine escludere non solo categorie come minori, anziani, disabili o donne in stato di gravidanza, ma anche vittime di tratta o di discriminazione, di torture, stupri o altre forme di violenza psicofisica e persone affette da gravi malattie o disturbi mentali.

La ragione di questa normativa è ovvia. L’uso della costrizione fisica è ammissibile a condizione che non si traduca in un significativo pregiudizio per la salute della persona.

Tutto ciò deve essere accertato mediante visita medica richiesta dal Questore, che si può svolgere anche in orario notturno. Di norma, significa che, prima di trasferirlo nel CPR, il personale di polizia accompagna lo straniero trattenuto presso un presidio medico e chiede al medico di turno di visitarlo e di rilasciare la certificazione.

É evidente che, in simili circostanze, attestare l’insussistenza di tutte le condizioni patologiche o di vulnerabilità sopra riportate, senza procedere ad esami clinici, senza disporre spesso di alcun documento medico pregresso ed altresì dovendo operare in presenza di significative barriere linguistiche e culturali è obiettivamente molto improbabile.         

La questione è nota da tempo, tanto che, da alcuni anni, è in corso una campagna di sensibilizzazione della classe medica rispetto alle rilevantissime responsabilità cui si espone il medico che rilascia una simile certificazione e sulla necessità che, nonostante le comprensibili esigenze di celerità e di logistica, tale importante funzione sia svolta in conformità con i protocolli clinici e le regole deontologiche che disciplinano la professione medica.

Ecco che, allora, è lecito chiedersi quanto fosse stata esauriente e scrupolosa la visita che aveva condotto alla certificazione di idoneità al trattenimento di quel venticinquenne deceduto a Bari e trarre dall’accaduto un ulteriore importante segnale di attenzione rispetto alla complessità del compito rimesso ai medici cui si sollecitano simili certificazioni.

Dobbiamo invece prendere atto, con significativa coincidenza, che la cronaca di questi giorni segnala esattamente il contrario, visto che leggiamo di medici che, a Ravenna, vengono addirittura denunciati penalmente, oltre che sottoposti a linciaggio mediatico, per avere rifiutato, in coscienza, di rilasciare con leggerezza certificazioni di idoneità al trattenimento di migranti che era stato chiesto loro di visitare.

La Fnomceo (Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri) ha già replicato autorevolmente, dichiarando di rispondere alle sentenze sui social con l’impegno a curare tutti senza distinzioni.

Ai medici coinvolti e a tutta la loro categoria, va tutto il nostro incoraggiamento e tutta la nostra solidarietà. Anch’essi, come i giudici e gli avvocati che si occupano delle procedure di controllo giurisdizionale sul trattenimento dei migranti, hanno il difficile compito di garantire il rispetto dei nostri standard di civiltà anche laddove qualcuno vorrebbe che non si andasse troppo per il sottile.

Alla famiglia dello sfortunato ragazzo deceduto a Bari, certi che le causa di una così precoce e inaspettata morte vengano compiutamente accertate, esprimiamo invece il nostro cordoglio, che riteniamo implichi anche un impegno collettivo verso una maggiore attenzione al rispetto della vita e del diritto alla salute di tutti.

Roma, 21 febbraio 2026

 

La Giunta

La Commissione Centri di Permanenza per i Rimpatri