La lettera del Presidente Petrelli all’ANM e al Primo Presidente della Corte di Cassazione
Desta forte preoccupazione il contenuto di un post pubblicato ieri dal magistrato di Cassazione Dott. Francesco Agnino, nel quale si leggono espressioni quali “l’aggettivo che meglio si attaglia è IMBARAZZANTI”, riferite a colleghi magistrati e avvocati, con esplicito richiamo ai “ricorsi” e alle “sentenze” da essi redatti. Parole che, proprio perché colpiscono direttamente la qualità dell’attività professionale e giurisdizionale di giudici e avvocati, assumono un carattere particolarmente grave e appaiono difficilmente conciliabili con il dovere di misura, rispetto e sobrietà che dovrebbe caratterizzare chi esercita la funzione giudiziaria.
A ciò si aggiungono ulteriori episodi, distinti tra loro ma ugualmente significativi, verificatisi sempre nella giornata di ieri, in diversi contesti e luoghi: in una sede giudiziaria, nel corso di festeggiamenti inscenati da vari magistrati sono stati intonati cori come “chi non salta Imparato è”, con riferimento alla dott.ssa Annalisa Imparato, anch’ella magistrato che ha sostenuto una posizione per il sì nel dibattito referendario.
In altre occasioni, sempre all’interno di un palazzo di giustizia, numerosi magistrati sono stati ripresi mentre intonavano “Bella ciao”, brano dal chiaro significato politico.
Tali comportamenti, nel loro complesso, pongono interrogativi rilevanti sull’opportunità che manifestazioni di tale natura siano inscenate all’interno dei palazzi di giustizia, assumendo toni che rischiano di compromettere l’immagine di imparzialità e terzietà della magistratura.
Se questo è il clima che si è manifestato immediatamente all’esito del referendum, sorge spontaneo interrogarsi su quali possano essere le ricadute nei giorni a venire, in particolare nei rapporti quotidiani all’interno delle aule giudiziarie e, più in generale, nel rapporto tra magistratura, avvocatura e cittadini. Proprio per questo, appare quanto mai opportuno un richiamo forte alla responsabilità, al senso della misura e alla centralità dell’interesse generale della giustizia, che deve restare patrimonio comune e condiviso.
In tale prospettiva, si avverte l’esigenza di superare, quanto prima, il clima e le dinamiche proprie della campagna politica nella quale l’Associazione e suoi componenti hanno ritenuto di inserirsi in modo particolarmente marcato, recuperando quel profilo di equilibrio e sobrietà istituzionale che costituisce presidio essenziale della credibilità della funzione giudiziaria.
Alla luce di quanto sopra, ci si chiede se l’ANM ritenga tali condotte conformi ai principi deontologici e al ruolo istituzionale dei magistrati; se manifestazioni di questo tipo, anche se avvenute in contesti diversi, siano compatibili con il dovere di indipendenza e di equilibrio richiesto dalla funzione giudiziaria; se l’esito di una competizione referendaria possa in qualche modo giustificare espressioni e comportamenti che appaiono divisivi e non rispettosi tra appartenenti allo stesso ordine.
Si tratta di aspetti che incidono direttamente sulla credibilità della magistratura e sulla fiducia di tutti cittadini nella sua imparzialità.
Confidando in una Vostra attenta valutazione e in un chiarimento pubblico sul punto, porgo cordiali saluti.
Roma, 24 marzo 2026
Il Presidente UCPI
Avv. Francesco Petrelli
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Lettera Presidente Petrelli del 24.03.2026 Scarica

