08/02/2016
Informazione giudiziaria e CSM come organo di autogoverno della magistratura: la truffa delle etichette.

L’Osservatorio sull’informazione giudiziaria dell’Unione delle Camere Penali italiane non può non rilevare che la definizione del CSM come  “organo di autogoverno” adottata dalla magistratura associata - espressione non neutrale e rivelatrice dell’equivoco giuridico-costituzionale e della prassi che hanno trasformato il CSM da organo di “governo” di valenza costituzionale in un organismo corporativo e parasindacale della magistratura italiana - venga costantemente ripresa ed utilizzata dalla stampa e dai mezzi di informazione.

Chi ha la straordinaria fortuna di seguire gli approcci della stampa alle vicende del Consiglio Superiore della Magistratura, sa bene come quest’ultimo venga costantemente definito da cronisti, giornalisti e molti opinionisti come “organo di autogoverno della magistratura”.

Ancora oggi, sul Corriere della Sera, nell’occhiello di un titolo che descrive l’intervento dell’ex Presidente dell’ANM Luca Palamara, il CSM è definito “organo di autogoverno” e lo stesso fa – non a caso - l’autore dell’intervento di cui sopra.

L’espressione, va detto una volta per tutte, non è neutrale e rivela (e definisce) l’equivoco giuridico-costituzionale e la prassi che hanno trasformato appunto il CSM da organo di “governo” di valenza costituzionale in un organismo corporativo e parasindacale della magistratura italiana, divenendo quel “corpo separato” già paventato dalla giurisprudenza costituzionale (cfr. Corte Cost., Sentenza 142/1973).

Proprio nella concezione politica del CSM come “organo di autogoverno” (così ormai diffusamente definito) si annidano le distorsioni che dietro la pretesa della sacrosanta autonomia della magistratura hanno trasformato quest’organo in quella che efficacemente è stata definita “terza camera” dello Stato.

La prassi dei “pareri” al di fuori dell’alveo delle leggi ordinarie e costituzionali (pareri preventivi su tutte le leggi, anche processuali penali, assai simili a veti della corporazione); l’approccio sindacale (con interventi sullo status economico dei magistrati); gli interventi “a tutela” di singoli magistrati esposti a critica sui mezzi di informazione; le prese di posizione politiche su singole vicende giudiziarie; il ruolo delle correnti della magistratura nelle nomine e nei procedimenti disciplinari (in cui peraltro giudici e pubblici ministeri decidono congiuntamente sui loro “colleghi”, primo equivoco della unicità delle carriere rivendicata dal Guardasigilli fascista Dino Grandi) hanno trasformato l’organo costituzionale appunto, in una sorta di sindacato burocratizzato, protagonista indiscusso di una propria “politica giudiziaria”.

Insomma, esattamente il contrario di quanto la Costituzione prevede. E non è un caso se la definizione di “organo di autogoverno” è stata adottata - e piace tanto - dalla magistratura associata.

L’Osservatorio sull’informazione giudiziaria dell’Unione delle Camere Penali italiane non può che rilevare come, frequentemente, la stampa e i mezzi di informazione, salve lodevoli eccezioni, si comportino acriticamente nei confronti delle impostazioni politiche, culturali e giuridiche della magistratura associata, recependo spesso pedissequamente finanche le terminologie presso la stessa in uso.

Né, sui mezzi di informazione, il tema viene minimamente affrontato, nell’ottica secondo la quale è meglio non disturbare il manovratore.

Dimenticando che la stampa ha sempre e giustamente rivendicato il ruolo di cane da guardia del potere. Ma, non si sa per quale ragione, una buona parte dell’informazione italiana considera acriticamente la magistratura come un “contropotere”…

Insomma, anche qui, la truffa delle etichette.

 

Roma, 8 febbraio 2016

 

La Giunta                                 L’Osservatorio sull’informazione giudiziaria